Quella che vi stiamo per raccontare è la storia di un’azienda con la A maiuscola; che ha attraversato 2 guerre mondiali e altrettante crisi ma che non si è arresa. Robert Bosch, non si è arreso!
È la storia di una e tante famiglie, incluse la nostra e di piccoli passi per un successo mondiale.

Gli inizi della Storia: Robert Bosch e la sua piccola officina

Il tirocinio e gli anni da operaio specializzato permettono all’allora 25enne Robert Bosch, di fondare la sua Officina di meccanica di precisione ed elettrotecnica a Stoccarda nel 1886. Robert eseguiva tutti i lavori di meccanica e precisione che gli capitavano fino a quando gli chiesero di costruire un sistema di accensione magnetica per un motore a combustione.
Robert riuscì a migliorare il progetto e diede il via alla sua ascesa con la produzione di sistemi di accensioni magnetica. Nel 1897 l’ingegnere responsabile di Bosch, Gottlob Honold, crea una soluzione migliore: sistema di accensione magnetica ad alta tensione con candela. Questo prodotto permette a Robert e alla sua officina di diventare “fornitore leader” a livello mondiale per il settore automobilistico.

Il nuovo secolo: arriva la svolta con la prima fabbrica Bosch

Il grande passo arriva nel 1901: arriva la prima Fabbrica Bosch interamente realizzata in calcestruzzo armato ma con la facciata in stile rinascimentale. L’edificio della prima fabbrica Bosch fu definito già all’avanguardia per il 1900. Ma il sogno di Robert era quello di espandersi: nel 1898 fonda la prima azienda Bosch fuori della Germania, a Londra e apre una consociata in Francia nel 1899. Grazie ad una pubblicità dei suoi sistemi di accensione sui giornali americani e alle prime grandi corse automobilistiche, Bosch sbarca nel Nuovo Continente e nel 1912 nasce la sua fabbrica a Springfield.

Il primo conflitto bellico e la lenta ricostruzione

Si avvicina il primo conflitto bellico e tutti i mercati si spengono, per concentrarsi sugli armamenti, incluso Bosch che iniziò a creare detonatori per granate. Metà degli addetti di Stoccarda furono chiamati per la guerra e le donne presero il loro posto.  Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, per alleviare le difficoltà in primis delle famiglie dei suoi lavoratori, Robert Bosch decise di allestire un ospedale in un capannone destinato inizialmente alla produzione di fanali. La fine della guerra, si trascina dietro ingenti danni per l’economia e il mercato globale diventa sempre più concorrenziale, se si aggiunge anche il fatto che alcuni dei brevetti Bosch erano stati revocati.

Le Bosch Car Service: i centri di assistenza Bosch

Per rispondere alle minacce generate dalla prima guerra mondiale, nel 1921 Bosch iniziò ad ampliare la sua gamma di prodotti e lanciò le sue officine “Bosch Car Service”: un’operazione che ebbe un successo enorme e che contribuì a diffondere il marchio Bosch in tutto il mondo.

Parola d’ordine: diversificare

Nasce nel 1933 il frigorifero Bosch: il frigo che poteva essere acquistato da molte più famiglie, per via del suo prezzo contenuto, derivato dalla produzione in serie.
Si amplia così la creazione di elettroutensili, oltre a business innovativi, come la tecnologia radio e televisiva.

La seconda guerra Mondiale e il regime fascista: Bosch guida tutti verso il futuro e saluta

Il nazionalsocialismo sale al potere; altre nuove sfide attendono il gruppo Bosch: il regime gli ordinò infatti di ricercare e sviluppare qualcosa per motori aeronautici. Scoppia la Seconda Guerra Mondiale e la produzione si orienta ancora una volta agli armamenti militari. Bosch supportò attivamente la resistenza contro il regime nazionalsocialista; molti ebrei perseguitati furono assunti così da poter essere salvati dalla deportazione nei campi di concentramento. Gli Alleati però bombardarono ripetutamente gli stabilimenti Bosch. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, gran parte degli stabilimenti di produzione era in rovina. Robert Bosch non vide le sue fabbriche rase al suolo, perché morì nel 1942.
Nel suo testamento, Robert espresse il suo solo ed uno desiderio: che l’azienda fosse orientata ad un ulteriore “forte” sviluppo. Non indicò il come, ma diede degli spunti per aiutare a gestire l’azienda.

Il sogno di Robert diventa realtà

Per poter dare nuovo lavoro ai dipendenti e pagare i loro stipendi, la Bosch tornò a produrre padelle ricavate dagli elmetti d’acciaio, carrelli e ombrelli nelle fabbriche in rovina. I dipendenti potevano usare questi prodotti o scambiarli con altri beni. Negli anni 50 ripresero di nuovo con le corse automobilistiche per ricostruire l’azienda, partendo dal settore nel quale erano già forti, grazie anche alle ricerche avviate prima del regime fascista.
Finalmente arriva il boom economico e la compagnia tedesca inizia a vendere sul mercato i prodotti che riflettevano il miracolo economico come le lavatrici e altri elettrodomestici. Ma l’attività più redditizia per Bosch, divenne il fai da te – ancora poco diffuso in Europa – con il suo prodotto di punta: il Bosch Combi.
Questo elettroutensile poteva essere usato in modo molto versatile, in base all’attacco scelto: trapano, cacciavite, levigatrice o anche tosasiepi.

Dal 1950 al 1960 il numero dei dipendenti Bosch passa da 15.000 a 70.000.

Dagli anni ’60 fino alla fine degli anni ’80 la Bosch subì una grande trasformazione, diventando un Gruppo diversificato con divisioni a gestione autonoma, un’azienda globale e leader di mercato nell’elettronica destinata al settore automobilistico.
Nel 1968 prende forma un nuovo centro di ricerca, per far nascere nuove idee che la Bosch avrebbe poi tradotto in prodotti innovativi; la determinazione dei ricercatori e dei dirigenti nel fare dell’elettronica un punto cardine dell’azienda, richiedeva un nuovo quartier generale di idee. Il 1978 è l’anno del lancio del sistema ABS, reso da Bosch uno standard tecnico nell’automotive engineering. Negli anni ’80 Bosch si avventura nel settore delle telecomunicazioni e comincia a costruire tecnologie per i satelliti artificiali e i telefoni cellulari e a implementare reti di telecomunicazione pubbliche e private.

Un’azienda in continuo movimento con nuove aree di business

Quelle che furono le ultime volontà di Robert Bosch, continuano ad echeggiare in tutti gli stabilimenti di quella che adesso è ormai una multinazionale. L’azienda si è posta come obiettivo a lungo termine il collegamento di quattro aree: prodotti tradizionali, software, nuovi modelli di business basati su Internet e protezione dei dati.
Questo vuol dire spaziare dalla guida autonoma alle case intelligenti, fino ai macchinari delle fabbriche connessi.

Il sogno di Robert Bosch continua …

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